giovedì 4 ottobre 2012

Dai un cappello ad un cretino...

Dalle mie parti c'è un detto: “dai un cappello ad un cretino e subito diventa un'autorità...”, con il quale si vuole prendere atto dell'italico malvezzo di abusare d'una posizione in qualche modo raggiunta.
Quotidianamente subiamo lo stillicidio di notizie sulla malefatte della politica: qualcosa la immaginavamo, ma la realtà sorpassa anche la più malevola fantasia, sicché abbiamo conseguito il non invidiabile primato d'essere tra i primi al mondo in fatto di corruzione.
 A questi cialtroni di pseudo politici non abbiamo dato un... cappello, bensì addirittura il mandato a rappresentarci, e costoro tutto alla fine rappresentano meno che il cosiddetto Popolo sovrano, poiché il sistema di democrazia delegata vigente, li mette al riparo dal dover rendere conto del mandato ricevuto. Privi di qualsiasi forma di Senso dello Stato e  della Cosa pubblica”, nonché di Educazione civica, qualità quest'ultima sconosciuta ai più nel nostro Bel Paese  dove - per tema che se ne formasse un embrione ci si è affrettati a bandirne l’insegnamento nelle scuole - alla vigilia d’una tornata elettorale, essi tornano a truccare le carte, perfino delle primarie, in modo trarre vantaggio personale del nostro voto e renderci così complici delle loro malefatte.
Stando così le cose, stanco dell'insolenza di questi mascalzoni prepotenti, arroganti  e prevaricatori, onde non rendermi complice di tanta vergogna, una volta recatomi alle urne farò mettere a verbale che non voglio votare in quanto non mi sento rappresentato da costoro, laddove per tutta la vita mi sono fatto un punto d’onore d’essere una persona onesta.

martedì 18 settembre 2012

No, no:... io ho capito perfettamente....


Ricevo una telefonata a casa:
- E’ il signor...? Si, e lei chi è?
- Qui è  il Centro dati per la sanità..., stiamo facendo una ricerca statistica...
- Mi faccia capire, quale Centro dati?
Lei, insofferente. ...ma quello della Sanità... .
Vorrei già mandarla a zappare il mare, ma poi pensi: è una che si guadagna il pane in un call center, lavoro stressate e mal pagato... .
- Mi dica, allora:

Seguono cinque domande le più generiche possibili: si avvale della struttura pubblica..., si serve dei mezzi pubblici..., fa movimento..., la sua età è fra i 45 ed i 75.... (?).

Ed alla fine conclude: lei, avendo risposto alle mie domande, ha la possibilità di ritirare uno dei seguenti oggetti, assolutamente gratis..., e sciorina l’elenco di costosi oggetti, perfino una pentola a pressione..., deve solo venire sabato a...
- Verrà?
- Assolutamente no...
- Ma perché...?  Ha paura di dover pagare...?
- Non verrò perché so già che mi troverò di fronte ad un venditore che...
Le mi interrompe e villanamente...:
- Lei non ha capito niente... .
E sbatte giù il telefono.

venerdì 7 settembre 2012

L'Arte ed i contributi statali


In questi giorni in cui a Venezia si tiene il Festival del Cinema, sono tornati al Lido anche i lavoratori di Cinecittà a protestare, in nome dell’arte, contro i tagli alle sovvenzioni al cinema nostrano.
Sabato su domenica scorsa, mi sono alzato verso le tre del mattino, come troppo spesso mi succede, purtroppo. Su Sky c'era un film: Così fan tutte, con Claudia Koll. Non avevo mai visto un film di Claudia: me la ricordavo solo su “Linda ed il maresciallo...”, la simpatica serie televisiva di qualche anno fà.
Incuriosito ho lasciato il film, che era già cominciato da una decina di minuti, ma non sono riuscito ad arrivare fino alla fine: era un porno unico senza alcuna trama; un succedersi di immagini sopra le righe e di rapporti sessuali, il più delle volte contro natura..., fine a se stesse ed atte solo a risvegliare i pruriti di qualche maniaco dalla mente debole.

Ma non è stato neppure questo a darmi fastidio, bensì il messaggio che il debosciato regista, Tinto Bras, ed i suoi autori vogliono mandare: il matrimonio è una gabbia; una prigione per sopravvivere alla quale i coniugi - e la donna  in particolare - deve vivere la propria sessualità in piena libertà, meglio se con incontri casuali. Quello dei coniugi che non accetta questa idea, è un ottuso tiranno ed è giusto che venga abbandonato... .
Proprio un magnifico messaggio, contrabbandato con l’alibi dell'arte e sovvenzionato con i contributi statali per lo spettacolo.

Di questi cattivi maestri, pagati ed arricchiti con le nostre tasse, l'Italia è piena e fin'ora se n'è compiaciuta.
Dubito, peraltro, che questa sia arte, mentre sono certo che un Paese civile non possa devolvere i soldi dei contribuenti per assassinare i valori fondamentali della famiglia ed i sani principi ai quali educare i suoi giovani.

Storia d'una rosa

Si chiama Carla. L'avevo trovata al supermercato, in una di quelle confezioni “segnatura e sacco a contenerne le radici”, posta in vendita con lo sconto di fine stagione. L'avevo comprata per metterla in vaso, sul balcone, perché allora abitavo ancora in condominio e non avevo un mio giardino.
Carla, messa dimora, senza che le accordassi particolari cure, prese a sbocciare... d'un rosso intenso..., inaspettato, sorprendente.
Bellissima, per essere la rosa in vaso d'un balcone del terzo piano, e faceva tanto casa l'avere un fiore tutto tuo, sia pure sul balcone della cucina: eravamo più giovani..., più assetati di vita.
Poi mia moglie fu ricoverata in ospedale con la solita minaccia d'aborto..., erano anni che cercavamo un figlio e questo se n'era sempre andato prima di vedere la luce: il primo a tre mesi di gestazione, il secondo a sei mesi, un parto questo ultimo per un maschietto che (allora) non sarebbe mai sopravvissuto... .
Ora eravamo al sesto mese del terzo tentativo e lei, mia moglie era in una stanza d'ospedale, con una femminuccia in grembo ed entrambe lottavano per la vita.
Quel pomeriggio, di rientro dal lavoro, m'accingevo ad uscire per l'ospedale, e mi guardavo attorno chiedendomi: cosa le porto?
Il mio occhio cadde su Carla che esibiva un fiore appena sbocciato. Ecco..., una rosa...; la colsi... .
Profumava di buono, di fresco... . Gliela portai mettendola in un bicchiere, sul comodino. Mi sembrava d'averle portato un pezzo di casa nostra... . Lei l'accolse con un sorriso... forse con lo stesso pensiero.
La rosa durò parecchi giorni, cinque o sei..., perché Carla ha una caratteristica... dura tantissimo, ma nel corso della sua vita recisa... cambia ogni giorno: lentamente dischiude i petali assumendo volume..., come fan tutte direte..., si..., ma lei triplica la sua dimensione e mentre cresce passa tutte le gradazioni del rosso da quello più intenso fino ad arrivare al rosa. Un rosa fresco che dura almeno ancora due giorni... . Poi - senza avviso - perde tutti i petali di colpo..., eppure sembrava fresca... .
Finché non nacque Stefania, cioè ancora per altri trentuno giorni, Carla, la rosa, fiorì sempre e sempre mi diede l'opportunità di portare in ospedale un ...pezzo di casa mia.
Oggi, in giardino, Carla domina l'angolo delle rose: è sempre la più bella ed anche la più... amata. Certo, è invecchiata e non getta più quella quantità di fiori di ventisei anni fa.
Temiamo che un giorno possa lasciarci e per questo son due anni che cerchiamo di farne delle talee..., con scarso successo per la verità.
Sembrerà assurdo, ma sento che - se Carla dovesse appassire - la mia casa non sarebbe più la stessa: è come se qualcosa di noi morisse con lei.

mercoledì 29 agosto 2012

Ma chi sono gli Indiani?


Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono nelle mani delle autorità indiane da oltre sei mesi ed in Patria non se ne parla più: i mass media tacciono ed i pastasciuttari del web provano quasi fastidio all’elevarsi di quelle poche voci che ne reclamano la liberazione.

Trovo quanto meno singolare il comportamento di questo nostro popolo sempre pronto a mobilitarsi per la liberazione dei non pochi turisti a caccia di adrenaliniche avventure negli angoli più pericolosi della Terra e che, invece, si disinteressa dei propri soldati inviati a proteggere gli interessi nazionali insidiati da pirati e grassatori.
Così come ritengo infame un governo che invia i suoi soldati a rischiare la vita lontano da casa, salvo abbandonarli al loro destino quando qualcosa va storto.

Ed allora vien da chiedersi: chi sono gli Indiani? Quelli che trattengono i nostri marò nelle loro prigioni o noi che nulla facciamo perché vengano restituiti alle loro famiglie?

martedì 28 agosto 2012

Ansia e delusione


Mentre gli Italiani aspettano risposte alla crisi, sembra che il Governo trovi la risposta giusta a tanta ansia: multe di 1.000 euro a chi vende sigarette ai minorenni e  tassa sulle bibite zuccherate.
Mi sovviene così l’altro provvedimento, quello sulle liberalizzazioni: guerra al numero chiuso dei tassisti ed aumento di 500 farmacie sul territorio nazionale.
A questo punto mi chiedo se non ci sia un difetto di comunicazione all’interno del nostro Paese o sia io tardo di comprendonio perché, mentre Germania e Francia plaudono alle iniziative governative e perfino le agenzie di rating sembrano farsela sotto dalla soddisfazione, io - che leggo i giornali ed ascolto tutti i telegiornali - non vedo cosa ci sia di risolutivo in simili provvedimenti.
 
Sono mesi che attendo con ansia una risposta concreta alla precarietà del lavoro giovanile; un incentivo alla produzione; un provvedimento di modernizzazione del Paese; lo smantellamento della burocrazia... , ed altro non vedo se non l’aumento dell’imposizione fiscale che deprime i consumi e ci impoverisce oltre ogni dire.
E non c’è da fare affidamento neppure sul prossimo governo, poiché i partiti - indifferenti ai problemi reali  - indugiano nelle risse da trivio in vista delle scadenze di aprile.
 
Sicché, mentre questo governo partorisce con gran rumore i soliti topolini, mi rendo conto d’aver perso anche la speranza che, per definizione, è l’ultima a morire.

mercoledì 22 agosto 2012

'A signora vole 'o scontrino



Anche quest’anno, al mare, siamo stati ancora una volta oggetto di scherno per aver chiesto lo scontrino al bar all’acquisto di una bottiglia d’acqua minerale.

Quest’anno - al mare - solo negli stabilimenti era cambiato qualcosa in fatto di scontrini e fatture; nel resto del paese gli esercenti d’ogni genere, ed in particolare gli affittuari d’appartamenti e di autorimesse hanno continuato a rifiutare le ricevute di pagamento: così o niente! Pensate che per un mese d’un micro posto macchina hanno avuto il becco di chiedermi ben 300 euro, ovviamente in nero.
Questo Comune è NETTUNO, in provincia di Roma, esempio negativo di come l’evasione e la disonestà la faccia da padrona.

Il che ci riporta all’endemico problema del pagamento delle tasse.
Vorrei segnalare, invece, un esempio positivo che anche questo mi tocca personalmente: al mio rientro dalle ferie ho trovato in posta la richiesta da parte del Comune della tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU). Con sorpresa, però, ho scoperto che:
- tassa era inferiore a quella dell’anno precedente;
- era stato deliberato in Consiglio di abbattere del 50% i metri quadrati delle autorimesse di pertinenza dell’alloggio, con un ulteriore alleggerimento dell’imposta;
- mi si rimborsavano, infine,  68 euro circa relativi all’imposta 2011.
E ciò non già perché si fosse sbagliato il funzionario del Comune, bensì perché - a seguito di accertamenti a tappeto voluti dal sindaco fra le polemiche più aspre - si sono scovati i tanti evasori che la TARSU non pagavano o pagavano in modo ridotto al dovuto, con la conseguenza che la tassa a mio carico è diminuita.
Questo Comune di chiama GHEMME, in provincia di Novara: ne faccio il nome perché è un esempio virtuoso.

Ma questa è soprattutto la dimostrazione di come si possa pagare meno quando i sacrifici siano distribuiti su una base di contribuenti più vasta.

Ed allora che ci prendano pure in giro quando chiediamo scontrini e fatture: chi lo fa ha il suo tornaconto perché scarica su di noi quanto lui evade e noi, contribuenti onesti, continueremo a pagare per i suoi lussi.