mercoledì 5 dicembre 2012

L'Italia e l'Europa


Qualche giorno fa, facendo un biglietto ferroviario Novara - Milano, il gentile bigliettaio mi ha detto che se avessi già compiuto 60 anni, potevo usufruire dello sconto del 10%.

Io, ahimé, i sessanta li ho già superati da qualche anno ma è la prima volta che in Italia ne traggo un vantaggio. Dico, in Italia, perché in Inghilterra dovunque i sessantenni avevano sconti: sull’autobus, sui treni, a teatro... .

Oggi ho fatto un biglietto ferroviario per Roma e, forte dell'esperienza novarese di pochi giorni prima, ho dichiarato la mia età. Così ho saputo che per le FS, se vuoi lo sconto, devi acquistare una tessera (argento) che costa 30 euro; a Novara mi avevano praticato il 10% per Milano perché è la Regione Lombardia riconosce tale agevolazione per gli ultra sessantenni.

Grande Lombardia!
Ho sempre sostenuto che Milano è l’unica città europea che abbiamo in Italia. Oggi ho scoperto che anche la Lombardia sta in Europa.


martedì 4 dicembre 2012

Bandiere


Quando si viaggia all’estero, è un tripudio di bandiere in ogni dove: Parigi, Londra, Berlino... . Ovunque, dai palazzi del Governo alle case private, i colori nazionali rallegrano i quattro angoli delle città.  
Bandiere belle, pulite, stirate, nuove..., che garriscono al vento fiere ed orgogliose.
Altra storia è in Italia: qui da noi è raro vederne una e per lo più sono lacere e sgualcite.
Spesso sui palazzi pubblici, e talvolta perfino davanti alle caserme, penzolano come panni sbiaditi al sole, concreto simbolo di una tristezza infinita, di un orgoglio perduto, se mai avuto.
Non parliamo delle case private che si pavesano solo per la partita di calcio vinta o per la Ferrari... .
Dov’è finito il nostro orgoglio di Italiani? Dove la nostra dignità pubblica e privata?
Dove l’ardore dei Padri della Patria che per quest’Italia combatterono e morirono sui campi di Montebello, di Magenta, di San Martino?
Dove abbiamo relegato Dante e Leopardi? Dove Vivaldi e Verdi?
Dove Michelangelo, Leonardo e la schiera infinita di artisti ed architetti che a quest’Italia hanno dato il monopolio dell’arte?
Chi si ricorda ancora di Meucci, Marconi e Fermi?
Dove abbiamo nascosto vergognosi la nostra identità che ci fa unici al mondo?
Oggi l’Italiano appare come un popolo senza memoria, ignaro o indifferente a ciò che gli appartiene; triste come le poche bandiere che esibisce sporche, lacere e trasandate; ripiegato su se stesso e sulle presenti disgrazie, quasi fosse il solo a patirle.
Da questa Patria pretendiamo tante cose, ma ad Essa nulla siamo disposti a dare, neppure una bandiera dignitosa... .

lunedì 3 dicembre 2012

Ci sarà mai speranza per questa sinistra italiana?


La scommessa di Renzi, non era solo il sogno di un ragazzetto, ma era anche il mio che ragazzetto non sono più... .
Sono dispiaciuto che abbia perso: se avesse vinto mi avrebbe ridato un filo di speranza per questo nostro Paese contro la vecchia politica dell’apparato e delle segreterie di partito.
Il ragazzetto Renzo era la speranza in una vera social-democrazia, sconosciuta dalla vetero-sinistra e dai suoi fan che non riescono a scrollarsi di dosso il veleno dei  dissacrati testi di uno pseudo socialismo, ottuso, classista, sconfessato dalla storia.
Ma quel che “ancor m’offende è il modo” con cui ha perso:  chi aveva sperato in una vera svolta non riesce a scrollarsi di dosso l’opprimente sensazione che con Bersani abbiano vinto i vecchi forcaioli i quali, nel terrore del nuovo che avanzava, oltre al discredito personale di stalinista memoria, non hanno esitato a ricorrere ai mezzi anti-democratici delle schedatura,  in una sorta di corsa ad ostacoli che l’apparato alzava ad insindacabile giudizio dell’altro concorrente, che era poi il capo di quello stesso apparato.
Hanno provato a giustificarsi dicendo che perfino nelle primarie americane esiste una preregistrazione, dimenticando che viviamo in un’ Europa in cui tutti i cittadini hanno la scheda elettorale in tasca, sicché la registrazione diventava solo uno specioso strumento di preselezione per impedire quel suffragio  universale con il quale il vecchio conservatore temeva di confrontarsi.
Io che non ho mai avuto simpatie per gli estremismi e che, pertanto, ho sempre pensato al comunismo come ad un’esecrabile forma di oppressione, ma che sempre ho creduto nella giustizia e nella concordia dei cittadini a fronte della contrapposizione di classe, ascoltando Renzi  avevo sperato in un'occasione di rinnovamento.  
Così non è stato ed ormai dispero perfino che mai avrò la possibilità di vedere questa sinistra praticare la via della vera democrazia, svincolata una volta per tutte dalle vetero - ideologie e capace di cimentarsi con le grandi sfide delle società moderne, viepiù pressanti data l’attuale situazione d’emergenza socio- economica in cui versiamo.
Sento l’ultimo discorso di Renzi come una sorta di testamento.
Lui - però - ha meno di quarant’anni ed ha la visione del tempo come un suo alleato.
A me, che ancora ho poco da campare, toglie perfino la speranza.

giovedì 4 ottobre 2012

Dai un cappello ad un cretino...

Dalle mie parti c'è un detto: “dai un cappello ad un cretino e subito diventa un'autorità...”, con il quale si vuole prendere atto dell'italico malvezzo di abusare d'una posizione in qualche modo raggiunta.
Quotidianamente subiamo lo stillicidio di notizie sulla malefatte della politica: qualcosa la immaginavamo, ma la realtà sorpassa anche la più malevola fantasia, sicché abbiamo conseguito il non invidiabile primato d'essere tra i primi al mondo in fatto di corruzione.
 A questi cialtroni di pseudo politici non abbiamo dato un... cappello, bensì addirittura il mandato a rappresentarci, e costoro tutto alla fine rappresentano meno che il cosiddetto Popolo sovrano, poiché il sistema di democrazia delegata vigente, li mette al riparo dal dover rendere conto del mandato ricevuto. Privi di qualsiasi forma di Senso dello Stato e  della Cosa pubblica”, nonché di Educazione civica, qualità quest'ultima sconosciuta ai più nel nostro Bel Paese  dove - per tema che se ne formasse un embrione ci si è affrettati a bandirne l’insegnamento nelle scuole - alla vigilia d’una tornata elettorale, essi tornano a truccare le carte, perfino delle primarie, in modo trarre vantaggio personale del nostro voto e renderci così complici delle loro malefatte.
Stando così le cose, stanco dell'insolenza di questi mascalzoni prepotenti, arroganti  e prevaricatori, onde non rendermi complice di tanta vergogna, una volta recatomi alle urne farò mettere a verbale che non voglio votare in quanto non mi sento rappresentato da costoro, laddove per tutta la vita mi sono fatto un punto d’onore d’essere una persona onesta.

martedì 18 settembre 2012

No, no:... io ho capito perfettamente....


Ricevo una telefonata a casa:
- E’ il signor...? Si, e lei chi è?
- Qui è  il Centro dati per la sanità..., stiamo facendo una ricerca statistica...
- Mi faccia capire, quale Centro dati?
Lei, insofferente. ...ma quello della Sanità... .
Vorrei già mandarla a zappare il mare, ma poi pensi: è una che si guadagna il pane in un call center, lavoro stressate e mal pagato... .
- Mi dica, allora:

Seguono cinque domande le più generiche possibili: si avvale della struttura pubblica..., si serve dei mezzi pubblici..., fa movimento..., la sua età è fra i 45 ed i 75.... (?).

Ed alla fine conclude: lei, avendo risposto alle mie domande, ha la possibilità di ritirare uno dei seguenti oggetti, assolutamente gratis..., e sciorina l’elenco di costosi oggetti, perfino una pentola a pressione..., deve solo venire sabato a...
- Verrà?
- Assolutamente no...
- Ma perché...?  Ha paura di dover pagare...?
- Non verrò perché so già che mi troverò di fronte ad un venditore che...
Le mi interrompe e villanamente...:
- Lei non ha capito niente... .
E sbatte giù il telefono.

venerdì 7 settembre 2012

L'Arte ed i contributi statali


In questi giorni in cui a Venezia si tiene il Festival del Cinema, sono tornati al Lido anche i lavoratori di Cinecittà a protestare, in nome dell’arte, contro i tagli alle sovvenzioni al cinema nostrano.
Sabato su domenica scorsa, mi sono alzato verso le tre del mattino, come troppo spesso mi succede, purtroppo. Su Sky c'era un film: Così fan tutte, con Claudia Koll. Non avevo mai visto un film di Claudia: me la ricordavo solo su “Linda ed il maresciallo...”, la simpatica serie televisiva di qualche anno fà.
Incuriosito ho lasciato il film, che era già cominciato da una decina di minuti, ma non sono riuscito ad arrivare fino alla fine: era un porno unico senza alcuna trama; un succedersi di immagini sopra le righe e di rapporti sessuali, il più delle volte contro natura..., fine a se stesse ed atte solo a risvegliare i pruriti di qualche maniaco dalla mente debole.

Ma non è stato neppure questo a darmi fastidio, bensì il messaggio che il debosciato regista, Tinto Bras, ed i suoi autori vogliono mandare: il matrimonio è una gabbia; una prigione per sopravvivere alla quale i coniugi - e la donna  in particolare - deve vivere la propria sessualità in piena libertà, meglio se con incontri casuali. Quello dei coniugi che non accetta questa idea, è un ottuso tiranno ed è giusto che venga abbandonato... .
Proprio un magnifico messaggio, contrabbandato con l’alibi dell'arte e sovvenzionato con i contributi statali per lo spettacolo.

Di questi cattivi maestri, pagati ed arricchiti con le nostre tasse, l'Italia è piena e fin'ora se n'è compiaciuta.
Dubito, peraltro, che questa sia arte, mentre sono certo che un Paese civile non possa devolvere i soldi dei contribuenti per assassinare i valori fondamentali della famiglia ed i sani principi ai quali educare i suoi giovani.

Storia d'una rosa

Si chiama Carla. L'avevo trovata al supermercato, in una di quelle confezioni “segnatura e sacco a contenerne le radici”, posta in vendita con lo sconto di fine stagione. L'avevo comprata per metterla in vaso, sul balcone, perché allora abitavo ancora in condominio e non avevo un mio giardino.
Carla, messa dimora, senza che le accordassi particolari cure, prese a sbocciare... d'un rosso intenso..., inaspettato, sorprendente.
Bellissima, per essere la rosa in vaso d'un balcone del terzo piano, e faceva tanto casa l'avere un fiore tutto tuo, sia pure sul balcone della cucina: eravamo più giovani..., più assetati di vita.
Poi mia moglie fu ricoverata in ospedale con la solita minaccia d'aborto..., erano anni che cercavamo un figlio e questo se n'era sempre andato prima di vedere la luce: il primo a tre mesi di gestazione, il secondo a sei mesi, un parto questo ultimo per un maschietto che (allora) non sarebbe mai sopravvissuto... .
Ora eravamo al sesto mese del terzo tentativo e lei, mia moglie era in una stanza d'ospedale, con una femminuccia in grembo ed entrambe lottavano per la vita.
Quel pomeriggio, di rientro dal lavoro, m'accingevo ad uscire per l'ospedale, e mi guardavo attorno chiedendomi: cosa le porto?
Il mio occhio cadde su Carla che esibiva un fiore appena sbocciato. Ecco..., una rosa...; la colsi... .
Profumava di buono, di fresco... . Gliela portai mettendola in un bicchiere, sul comodino. Mi sembrava d'averle portato un pezzo di casa nostra... . Lei l'accolse con un sorriso... forse con lo stesso pensiero.
La rosa durò parecchi giorni, cinque o sei..., perché Carla ha una caratteristica... dura tantissimo, ma nel corso della sua vita recisa... cambia ogni giorno: lentamente dischiude i petali assumendo volume..., come fan tutte direte..., si..., ma lei triplica la sua dimensione e mentre cresce passa tutte le gradazioni del rosso da quello più intenso fino ad arrivare al rosa. Un rosa fresco che dura almeno ancora due giorni... . Poi - senza avviso - perde tutti i petali di colpo..., eppure sembrava fresca... .
Finché non nacque Stefania, cioè ancora per altri trentuno giorni, Carla, la rosa, fiorì sempre e sempre mi diede l'opportunità di portare in ospedale un ...pezzo di casa mia.
Oggi, in giardino, Carla domina l'angolo delle rose: è sempre la più bella ed anche la più... amata. Certo, è invecchiata e non getta più quella quantità di fiori di ventisei anni fa.
Temiamo che un giorno possa lasciarci e per questo son due anni che cerchiamo di farne delle talee..., con scarso successo per la verità.
Sembrerà assurdo, ma sento che - se Carla dovesse appassire - la mia casa non sarebbe più la stessa: è come se qualcosa di noi morisse con lei.